Read Insciallah by Oriana Fallaci Online

insciallah

Insciallah (invocazione araba che significa "sia fatta la volotà di Dio") è ambientato ai tempi della guerra civile in Libano negli anni ottanta, durante l'intervento delle forze internazionali, alle quali partecipò anche l'Italia. Oriana Fallaci descrive un complesso retroscena, proprio attraverso le vicende dei componenti il contingente italiano nei tre mesi che intercorInsciallah (invocazione araba che significa "sia fatta la volotà di Dio") è ambientato ai tempi della guerra civile in Libano negli anni ottanta, durante l'intervento delle forze internazionali, alle quali partecipò anche l'Italia. Oriana Fallaci descrive un complesso retroscena, proprio attraverso le vicende dei componenti il contingente italiano nei tre mesi che intercorsero tra gli attentati di Beirut e il ritorno in patria della forza italiana....

Title : Insciallah
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ISBN : 9788846200006
Format Type : Paperback
Number of Pages : 795 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

Insciallah Reviews

  • Anastasia
    2018-11-10 04:29

    4.5/5'sta storia del 4.5 è una buffonata.Cioè, io stavo riflettendo sulla possibilità di dargli il massimo, però..però non ero convinta, capite? Gli do 4 o gli do 5, gli do 4 o gli do 5, gli do 4 o gli do 5 gli do 4 o gli do 5 EH PROPRIO NON LO SO. Allora ho deciso di farla facile, di adottare il compromesso del mezzo voto. Dai, è più di un quattro, ma non è del tutto un cinque, ..e allora è un 4.5! In realtà non mi sarei fatta tanti problemi nel togliergli quel mezzo punto, sto dalla parte dell'obiettività, per quanto a volte sia difficile, specie con zia Oriana.Ecco, zia Oriana e Insciallah (o come lo chiamo io, Inscialalaaaaaaaah con tanto di h aspirata e movimenti ambigui della lingua a mo' di serpente).Non mi ricordo più l'ultima volta che sono stata due settimane sullo stesso libro, forse questa estate con Il conte di Montecristo. E non perché Oriana fosse diventata noiosa, ma per una serie di eventi, per cui A provoca B, B provoca C, e C provoca D. Basti sapere che C è la mia impossibilità nel leggere più di una cinquantina di pagine al giorno e D è la conseguente durata della lettura raddoppiata. E in realtà sto scoprendo che viaggiare lenta non mi dispiace neanche.E quindi c'è la possibilità che io, anche se slegata da eventi più forti di me che m'impediscono i miei classici ritmi, decida di restare comunque su queste velocità a provare a mangiare libri con più moderazione e meditazione, senza sbafarsi né ingozzarsi. Sto mettendo la testa a posto, un biscotto per me. Non con l'uvetta dentro però, mi fa schifo. Anzi, se è possibile quelli metà al cioccolato e metà alla panna. (vediamo quanto resisto con questo nuovo proposito, scommetto su un mesetto al massimo)Oriana Fallaci sta diventando una figura molto importante per me. Stamattina in macchina avevo fatto la metafora a mia madre: "se Woody Allen mi ha tirato fuori dalla fossa e mi ha riabilitato al cammino, la Fallaci ogni tanto mi spinge, quando sembro rallentare fin troppo per i suoi gusti, con la totale approvazione di Woody che intanto si riposa un po', non è più così tanto in forma".Poi ho pensato che la Fallaci è morta, quindi non so chi sia veramente in forma fra i due. Great job, guys, continuate così. So che può essere difficile con un masso come il mio, che mi lamento sempre, però non arrendetevi. Anzi, meglio incitare me stessa più che voi: Anastasia, non smettere mai di ascoltare la loro voce, anche quando ti sembra più difficile del solito farsela entrare nelle orecchie. E speriamo che la mia lieve forma di sordità non m'intralci (quello non era metaforico, sono veramente sorda). In realtà il rapporto è un po' diverso da quello con il nostro intellettualoide newyorchese, contemplo la sua immagine, cade il profondo silenzio stupito davanti al coraggio che ha ed ispira, e poi mi sembra d'essere un po' più forte di prima, sento la presa delle radici che mi tengono ben salda alla Vita nonostante tutto. Le radici che prima non c'erano, sia chiaro, considerevole parte del merito tocca a lei, che me le ha impiantate e ogni tanto è tornata a inaffiarle. Vedete, sono una persona che se venisse presa a pugni a lungo, finirebbe per provare persino piacere, finirebbe per dire "sì, sì, stai facendo bene, è proprio così che devi fare con me, in realtà non merito un trattamento migliore, sono spregevole, sono spregevole, sono spregevole sono spregevole". Qualcuno ha appena dedotto che mi voglio un gran bene? Vedete, la mia volontà di rimanere in equilibrio sul filo della vita non è mai stata molto forte, spesso lo faccio perché mi pare quasi un dovere, altre volte borbotto e pian piano mi dico che comincia a non dispiacermi l'idea di smetterla e lasciarsi cadere nel vuoto. Sì, questo suggerisce che io in fondo non sia debole solo di fisico, ma anche di carattere. Questo fondo di verità è un fondo di verità, appunto, e difficilmente si può cambiare del tutto. Eppure in questi ultimi due anni non riesco più a pensare all'idea di mollare la presa senza una ripulsa, una profonda esitazione, e tutto questo perché ci sono quelle famose radici ai miei piedi.Ed ora una delle mie battaglie personali è fortificarmi, imparare ad essere meno debole, e l'ammirevole coraggio della Fallaci è forse l'elemento che più mi aiuta, mi spinge a fare il prossimo passo, mi spinge a camminare con più motivazione, a sorridere e dire "dai, dai, dai che ce la faccio".Un profondo grazie all'autrice di questo libro, allora, che torna dopo otto mesi, dopo essersi fatta conoscere con Lettera a un bambino mai nato.In realtà in questo lasso di tempo ho letto anche Oriana Fallaci intervista sé stessa, ma come si deduce non è un'opera di narrativa e più che altro si concentra sulla politica che sulla sfera personale. Insciallah a livello d'impatto non supera assolutamente il primo, ma non fa altro che riconfermare la bravura di zia Oriana (evviva le famiglie alternative). Il libro è un'accozzaglia spaventosa di personaggi mai esistiti, ma inseriti in un contesto che purtroppo è esistito: Beirut e le Crociate dei nostri giorni, con uomini che si sbranano a vicenda perché Allah non è Allah per tutti, ma Dio, o Buddha. Può essere sorprendente, ma sì, su questo punto di vista non ci siamo poi così allontanati dal Medioevo. Uccidiamo perché non tolleriamo che la nostra venerazione non venga condivisa, o ancora peggio, che sia una venerazione rivolta a un Sole diverso. Cristiani contro musulmani, musulmani contro cristiani, musulmani contro musulmani e cristiani contro cristiani, perché alla fine si perde completamente la ragione. Il fronte italiano a Beirut lo saprà meglio di me, e la Fallaci tramite il Professore, fantasma e allo stesso tempo pilastro dell'esercito italiano, racconta di una moderna Iliade.Racconta di un Achille poco eroico e infangato nei compromessi, Charlie, racconta del suo scudiero, Angelo, matematico impegnato a trovare la formula della Vita, racconta del generale poco disposto all'umiliazione e alla sconfitta, il Condor, del collezionista di armi devoto alla guerra, Zucchero, della gioventù ancora inesperta della vita, che decide di provare, sperimenta le guerra nella speranza di crescere, di passare dalla qualifica di "ragazzo" a quella di "uomo", di feticisti della guerra che non accettano l'idea di ridursi alla mediocre tranquillità della borghesia, come Sandokan, e di tanti, madonna quanti altri personaggi. E così il libro si destreggia fra i mondi interiori di ognuno di loro, completamente immersi nel dramma della guerra e nella vitale Beirut, dove cani nella notte escono e si sbranano a vicenda per un po' d'immondizia, mentre i galli, completamente impazziti e allarmati, si mettono a fare chirichì prima dell'alba. Rispetto all'Iliade non vanta di certo la stessa compattezza e amministrazione. Intendo dire che ci sono veramente fin troppi personaggi, e la memoria del lettore è portata a fare uno sforzo incredibile per ricollegare ogni personaggio. All'inizio del mattone la Fallaci sembrava solo voler tirare fuori una personalità dopo l'altra, e tu ti chiedi se vuole tirare fuori ancora qualcuno dal forno, perché tu veramente sei sazia, puoi cominciare a digerire. E invece no, ancora altri personaggi, e ognuno disegnato assolutamente bene, certo, ma gettato in mare fin troppo grande per essere ricordato appena torna in primo piano. Per la serie "no aspetta, chi è 'sto Pinco, oddio, quello tutto pompato? ..no, quello era Tizio". Ad un certo punto avrei voluto veramente prenderla per una spalla e fermarla. Ci stava aggiungendo veramente fin troppa farina, e anche se si cercava di mescolare, l'impasto era talmente duro che per smuoverlo di un solo millimetro serviva Rambo.Malgrado tutto, all'alba del terzo atto decide che in fondo può bastare (alleluja), e finalmente pian piano tutti i tasselli tornano al loro posto. Tralasciando questo elemento un po' eccessivo, ha un punto in più rispetto al poema di Omero: è molto più umano, è profondamente vero, l'idealizzazione non esiste, non è parte del suo DNA. Tant'è vero che la Fallaci ha uno stile che punta al necessario, e le immagini che ritrare vogliono solo riprodurre la più vera realtà, anche se cruda. Si adatta come un intermediario ai bisogni di ogni personaggio, passa dal napoletano terra terra all'italiano più forbito (quanti dialetti conosce questa donna?), passa attraverso vari Credo e varie visioni della realtà senza il minimo inceppamento, senza fallire mai. Non c'è nessuna semi-divinità, i nostri soldati a volte non sono affatto virtuosi, a volte si lasciano prendere dalla paura e dimenticano il coraggio, a volte commettono errori, ed anche stupidi, a volte scoppiano a piangere perché vogliono tornare a casa, perché non reggono, perché semplicemente non sanno più come gestire la situazione. Anzi, forse la qualità della saggezza in tutto il libro ce l'ha solo un personaggio, ed è la cara Ninette, che ho messo al secondo posto nella classifica dei preferiti di Inscialalaaahh.Il primo posto se l'è guadagnato Angelo, un po' perché gli scienziati, specialmente i matematici, esercitano un certo fascino su di me (la stessa storia degli agenti segreti, sì), e anche perché s'è presentato da me esattamente nello stesso stato in cui mi trovavo io, e in fondo con le stesse domande. Sì, mi sono immedesimata parecchio.E in realtà è proprio lui che fa partire il motore del libro, e lo chiude. La formula della Vita? La ragione della Vita?Qual è?E posso dire che la risposta che la Fallaci darà a fine libro, quindi dopo 800 pagine di attesa, porca miseria, mi ha scaldato così tanto il sangue nelle vene..che sono sicura che non dimenticherò mai il segreto dietro a questo libro. E il segreto dietro a questo libro è uno dei motivi per cui sono veramente felice di averla conosciuta, di essermi tuffata nelle sue pagine, nella sua anima riflessa.

  • Lisachan
    2018-10-29 05:52

    Leggere questo libro è stata una pena; avevo sperato che lo fosse per la pesantezza dell'argomento, e invece è stato solo perché è scritto malissimo. Sono quasi ottocento pagine e non mento né esagero se dico che il volume così enorme dipende solo ed esclusivamente dalle seguenti caratteristiche:1) Le ripetizioni infinite; credo che tutte, TUTTE le frasi pronunciate almeno una volta in questo romanzo siano poi state ripetute in un numero variabile da due a cinque volte. In ogni pagina ci sono richiami continui a concetti espressi pagine prima, ripetuti spesso e volentieri con le stesse identiche parole, nello stesso ordine. Chiaramente una scelta stilistica, altrettanto chiaramente una scelta stilistica estenuante. Non smetterò mai di immaginare la Fallaci china sulla sua scrivania a scrivere su fogli sciolti che va a scavare fra gli appunti per recuperare pagina TOT del manoscritto per ricopiare la stessa frase usata in quella pagina anche a pagina TOT #2, e poi, dopo qualche settimana, anche a pagina TOT #3. Una roba che se non avesse contribuito a gonfiare il volume fino al ridicolo e non fosse stata utilizzata così tante volte da diventare snervante avrebbe potuto forse essere piacevole, ma l'abuso è l'antitesi della piacevolezza, per cui.2) Il multilinguismo ostentato e INUTILE che attraversa tutta l'interezza della storia. Ci sono pagine e pagine (a volte anche in blocchi di 3-5) di dialoghi che si svolgono contemporaneamente in tre dialetti diversi, o in un dialetto e una lingua straniera, o in italiano e tre lingue straniere diverse, e per ognuna delle battute in dialetto o in lingua straniera la Fallaci offre la traduzione integrale all'interno della battuta stessa. Lo schema era tipo "'Ah!, such a beautiful day, Ah!, che bella giornata,' disse il colonnello", ripetuto all'infinito, per pagine e pagine e pagine, tant'è che dialoghi che avrebbero potuto benissimo essere contenuti in due facciate finivano invariabilmente per occuparne sei, costringendo il lettore a barcamenarsi all'interno di lingue sconosciute (e alle volte illeggibili) per andare a scovare la traduzione senza mai sapere quando esattamente sarebbe arrivata. Una roba da farsi venire la nausea.3) La quantità spaventosa di personaggi, un buon 50% dei quali totalmente inutili. Il modus operandi della Fallaci è stato per tutto il romanzo il seguente: inserisci nuovo personaggio -> raccontane tutto il passato -> raccontane vita, morte e miracoli nel presente -> fallo morire a un certo punto, o fagli capitare qualcosa di agghiacciante, sperando che la full-immersion nella sua descrizione biografica abbia contribuito a generare nel lettore un po' di empatia. Il problema è che quando presenti un personaggio a pagina, fai, 50 raccontandone vita, morte e miracoli, poi lo fai apparire randomicamente a pagina 130 e di nuovo a pagina 500 e poi gli fai accadere qualcosa di atroce a pagina 700 il lettore ha già avuto tutto il tempo di rimuoverlo integralmente dalla propria memoria non una, non due ma TRE volte, e l'empatia, se pure s'era creata sul momento, quando dovrebbe contare è sparita del tutto.Con la metà dei personaggi, un uso più parsimonioso delle ripetizioni e senza la traduzione simultanea dei duecento dialetti e venti lingue straniere inutili che hanno ammazzato la scorrevolezza della narrazione, forse avrei potuto trattare questo romanzo come un libro e giudicarlo per quello che è o si proponeva di essere; nei fatti, però, è stato un peso, una tortura e uno strazio (certi giorni mi è capitato di mettermi seduta e macinare un centinaio di pagine in tre ore solo per la disperazione assoluta di volere arrivare quanto prima alla fine), e pertanto giudicarlo in qualsiasi altro modo mi è impossibile. Sono solo contenta di essermelo tolto di torno.

  • Guenda Ferri
    2018-10-25 07:33

    Quest’estate ho fatto un viaggio in Giordania. A portarci da un villaggio all’altro, a spiegarci la storia e la cultura di questo bellissimo Paese, c’era una guida che, nonostante parlasse un italiano impeccabile, ogni dieci frasi ripeteva il termine “Insciallah”: - Dopo un viaggio in autobus, insciallah, arriveremo a Petra – e così via. Conoscevo già il titolo del libro della Fallaci, pur non conoscendone il significato – pensavo anzi che si leggesse ‘Insciallà’, mentre la pronuncia è ‘Insciàlla’ – perciò quella parola pronunciata così spesso, quasi distrattamente, mi incuriosiva molto. Dopo un paio di giorni un turista ha posto alla guida la domanda fatidica: - Lei ripete molto spesso la parola “Insciallah”. Ma cosa significa?- Significa “Se Dio vuole”, “Come Dio vuole”. Noi la usiamo spessissimo.Quindi è stato forse per questo motivo che ho iniziato a leggere “Insciallah” pochi giorni dopo il mio ritorno in Italia: perché nutrivo ancora, nei confronti di quella cultura così diversa dalla nostra, una curiosità che quel viaggio non era riuscito a saziare del tutto. Una cultura che sotto certi aspetti trovo affascinante e che, sotto altri, critico.Una volta iniziato “Insciallah”, però, mi è stato chiaro fin da subito che quello non era semplicemente un libro ambientato in un paese e in una cultura diversi. Era molto di più, era un’Iliade ambientata ai giorni nostri: l’esercito italiano come moderni Achei, i Figli di Dio come furiosi Troiani, Beirut come nuova Troia. La storia di una guerra. E, attraverso la storia di una guerra, le persone e ciò che la guerra rivela in loro: la generosità, l’avidità, il coraggio, la paura, i momenti di gioia, i dolori più atroci, le perdite, le conquiste, la religione, la vendetta, l’amore.Il romanzo si apre in modo violento, come un tragico fuoco d’artificio che bruscamente getta il lettore all’interno della storia: dei kamikaze hanno appena fatto saltare in aria la base americana e quella francese. E i nostri protagonisti, gli italiani, attendono per lunghi secondi, col cuore in gola, una fine che non arriverà. Da lì inizia un lungo percorso degli uomini dell’esercito alla scoperta di se stessi e di ciò che rende una persona degna di questo nome.Oriana Fallaci disegna, uno alla volta, i ritratti di ciascun personaggio: narra le loro storie, racconta ciò che sono per loro la guerra, la pace, l’amore, il coraggio. Pian piano prendono forma. C’è stato un momento in cui ho pensato di riuscire a sfiorarli, tanto sembravano veri.Tra i tanti personaggi emerge Angelo. Angelo è un sergente grande e grosso che parla poco, dai modi dolci, dal cuore tenero. La sua più grande passione è la matematica: da tanto tempo Angelo cerca la formula della vita per contrastare quella della morte – S = K ln W – senza mai arrivare a una soluzione. Sarà Ninette, la ragazza della quale s’innamorerà a Beirut, a spiegargli che la vita non può essere riassunta in una formula matematica: “Ti auguro di trovare la formula che cerchi. La formula della Vita. Esiste, caro, esiste. Io la conosco. E non sta in un termine matematico, non è una sigla o una ricetta da laboratorio: è una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto. Non promette nulla, t’avverto. In compenso spiega tutto ed aiuta.” Una parola che indica la fatalità della vita, il destino che condiziona la vita dei personaggi di questo libro e che da loro può essere, dopotutto, cambiato. “Come a Dio piace”, “Come Dio vuole”.“Insciallah”.

  • Arwen56
    2018-10-24 06:36

    Cosa io pensi della signora Fallaci, l’ho già ampiamente espresso nel corso del mio commento a Niente e così sia. Di conseguenza, mi soffermerò brevemente solo su questo romanzo. Una narrazione forte, intensa, decisa e piena di passione, come era lei. Un ampissimo mosaico di personaggi in una Beirut che è una babele di lingue e dialetti, un complicato intreccio di vite, speranze, aspettative, paure e delusioni, condotto con maestria unica sino al suo inesorabile finale. Scritto in un italiano pressoché perfetto. E tristemente profetico: “Infine sapeva quel che Charlie non aveva nemmeno intuito: macché russi e americani, macché comunisti e capitalisti! La prossima guerra non sarebbe scoppiata tra ricchi e poveri: sarebbe scoppiata tra guelfi e ghibellini cioè tra chi mangia carne di maiale e chi non la mangia, chi beve vino e chi non lo beve, chi biascica il Pater Noster e chi frigna l’Allah russillallà! “Pistoia, si torna alle crociate, Pistoia” borbottava sempre Gassàn. E a volte aggiungeva: “O ci siamo già tornati?” Assolutamente magnifico.

  • Simone Scardapane
    2018-11-11 10:30

    Sono fermamente convinto che in questo romanzo ci sia tutta l'umanità. Ogni personalità, ogni tratto di carattere, ogni ambizione, ogni desiderio: e non un solo personaggio è noioso, stancante, di troppo. Un romanzo su chi fa la guerra, su chi la subisce, e su chi la fa e la subisce insieme; e sulle piccole guerre che ognuno di noi affronta quotidianamente: la guerra per diventare uomini e quella per restare bambini; la guerra per trovare il proprio posto nel mondo e quella per fuggirne; la guerra per scappare da casa e quella per tornarci. Da leggere assolutamente.

  • Elizabeth
    2018-10-18 08:39

    "Questo romanzo vuole essere un atto d'amore per loro e per la Vita." questo libro DEVE essere letto, non sono in grado di scrivere una recensione decente in quanto finirei con lo sminuire la bellezza di questo capolavoro, di questa piccola Iliade moderna, la formula della Vita. "eppure mi hai dato più di quanto potesse darmi una persona che esiste. che la solitudine sia l'unica compagnia che abbiamo per non sentirci soli? che la vera realtà sia la fantasia? che nascere e vivere e morire sia un sogno come il sogno dei sogni cioè quel Dio al quale chiediamo disperatamente di esistere anche quando pensiamo che non esista, sia stato inventato da noi?" :)

  • Rick
    2018-11-17 07:29

    “Inshallah” by Oriana Fallaci just didn’t do it for me. I had previously read and enjoyed her “A Man” and thought this offering might also be of interest but it just didn’t fire. Inshallah is set in Beirut, Lebanon in 1983 during the Lebanese Civil War. The tale begins with a brief on the terrorist bombing and destruction of the U.S. Marine barracks and the French mission which resulted in the deaths of over 300 of the international peacekeeping force. Since it was a multinational peacekeeping group in Lebanon, there were other nations represented…the largest untouched force being Italians. With that background, Fallaci goes into a fictional description of the activities and angst of the Italian mission after the bombings…would they be the next target, should they quit the peacekeeping force and get out of Beirut, and other moments that undoubtedly preoccupied the mission. Fallaci takes about a dozen different fictional characters – from a three-star general to a lowly Jeep driver – and paints a portrait of the Italians’ anxiety over their predicament…and this is where I parted ways with her tale. While I don’t know if the activities described actually happened, I suspect it was mostly her imagination and not actual research. There was no discussion of the bombers or who they might be…no additional talk of the Americans or French…it was just a focus on the remaining Italian mission. We see the Italian servicemen…with names such as Pistoria, Falcon, Condor, Crazy Horse, Sugar, Rambo, Gigi the Candid, the Professor, Eagle, and the like… get a blow-up female to make up for their lack of female company, make contact with and become infatuated with a group of nuns, drive their M113 armored personnel carrier into a ravine, divide their few forces over too many guard towers to safely protect, have affairs with various street women, negotiate with a 14 year old who carries a Kalashnikov AK-47, and every once in a while do actual military things. All-in-all her narrative seemed to make the Italians out to be buffoons.Weighing in at just about 600 pages, the narrative was overblown and not very interesting. It is not a fast-paced story but rather a slow slog…I barely finished.

  • Anne
    2018-11-11 10:54

    This book is one of my absolute favourites - describing the war in Beirut, Lebanon, none knowing who is really the enemy; only one is known exactly: the war itself.A fantastic book, but a long story and if I wanted to understand it REALLY, I would have to read it once again. And I will.

  • louisa
    2018-11-14 06:43

    My favorite book when I was 16. A modern day Iliad set in Beirut.

  • Barbara Bagatin
    2018-10-22 06:26

    Avevo una copia.Una millantatrice. Una ignorante che ha reso la massa italiana ancora più provinciale di quelllo che era già. Un caso da studiare, Fallaci: come si possa avere il talento del sapere scrivere, utilizzandolo per turpi scopi. Per questo la scienza è in crisi: si ostina a studiare il cervello degli animali, quando invece dovrebbe vivisezionare quello di certi non- umani. La copia che avevo ho cercato perfino di regalarla ad un libraio di remainders di Venezia: niente da fare: "No, guarda, mi dispiace, non me la sento, e poi non va... non la posso soffrire, non posso." Almeno, la sera una soluzione l' ho trovata: è stata utile per fare del fuoco, pur misero, nel camino. Che soddisfazione: così finisce l' opera di chi tuona contro chi brucia bandiere di... oppressori. La vita è una ruota.

  • Sergio
    2018-11-14 06:36

    Un libro bellissimo, commovente! un libro che parla di una città, Beirut nel Libano, accecata dalla guerra fratricida, di un popolo, in parte cristiano e in parte mussulmano, dimentico dell'amore, della pietà, della solidarietà umana; nel contesto di questa città che "scompare" sotto un incessante, assurdo bombardamento, si muovono i protagonisti del romanzo: il distaccamento militare italiano con i suoi numerosi eroi carichi di umanità, la popolazione inerme di Beirut e le combriccole di vario stampo religioso/politico sempre in guerra gli uni contro gli altri! La Fallaci ha composto una straordinaria epopea sulla vita e sulla morte, sull'odio e sull'amore, sulla guerra e sulla pace che mi ha commosso e conquistato: un libro che tanto a lungo ha atteso di essere letto da me (l'ho acquistato nel 1997) ma che ora so che difficilmente potrò dimenticare.

  • Malacorda
    2018-10-29 11:51

    Della Fallaci ho letto poco, quindi non so da dove mi deriva quest'impressione che Insciallah debba essere la sua 'opera massima'. Forse per via di tutto il microcosmo di personaggi che la compone e le cui vite si intrecciano, con una guerra di una crudeltà inaudita a fare da sfondo. Forse anche perché induce a tante e profonde riflessioni.

  • Sharif Cavallaro
    2018-11-18 12:34

    Touchy...almost 1000 pages, and still you feel so empty , you already miss this book when reading the last word of the last page. Invented story based on real war, in Lebanon. This is my overall favourite book

  • Maria Beltrami
    2018-11-10 04:39

    L'unico libro della Fallaci che mi sia veramente piaciuto, al punto di farmela ritenere migliore di quello che era.

  • Alessandro Bertorello
    2018-10-30 09:35

    Uno dei libri più importanti della mia vita. Lacerante.

  • Irene Paoluzzi
    2018-11-17 07:30

    Se ci fosse qualche stellina in più da mettere lo farei volentieri. Profondo. Vero. Stupendo.

  • Wolfe Tone
    2018-10-22 04:54

    Such a shame Fallaci has turned from a left-winged partisan and great interviewer into a right-winged conservative bigot. It really smudges her earlier élan.

  • Cristina
    2018-11-16 08:45

    Letto e amato moltissimo durante la mia adolescenza (del resto la Fallaci è stato forse il mio amore letterario più grande in quegli anni), riletto ora con la maturità di un’adulta e amato ancora di più. #capolavoro #mustread #meraviglioso #poeticocomelaguerra#lovemykindle

  • Sophie Sinato
    2018-10-19 12:40

    Inshallah dipinge gli orrori della guerra in Libano, guerra civile che distrugge Beirut dall'interno. Un capolavoro di realismo, la Fallaci si addentra nei dettagli nudi e crudi; è stato paragonato a un quadro di Goya, addirittura.A me piace molto la Fallaci, sia per lo stile diretto ma mai banale, sia per i temi che affronta e il modo in cui lo fa: lei si addentra nelle cose, ci va a fondo, dritta per la sua strada. Ma l'aspetto che ho apprezzato di più in questo libro è stata la presenza di una quarantina circa di personaggi del contingente italiano descritti: tutti reali e realistici, tutti originali e diversi tra loro, nessuno banale né simile a un altro. Gestire così tanti personaggi è secondo me la maggior prova della bravura della Fallaci presente in questo libro, per ognuno di essi ha delineato un passato, un presente nella guerra, e un futuro, ne ha caratterizzato le personalità, ha creato fidanzate, genitori, ha creato amicizie, tradimenti che forse non lo sono, famiglie in attesa in Italia.. Un affresco perfetto.E come non amare Angelo, uno dei protagonisti, da cui parte e su cui si svolge la trama? Dicono che sia stato creato sulla falsa riga di Alekos, ma a me non lo ha ricordato per niente.

  • SirJo
    2018-11-17 04:42

    A me questo libro è piaciuto immensamente. Dopo aver letto questo libro non posso più concepire che ci sia il concetto di guerra giusta. Inoltre è scritto molto bene ed è assolutamente coinvolgente, ti sembra di esserne il protagonista. Purtroppo i giudizi sui libri della Fallaci rispondono troppo a logiche ideologiche, a posizioni preconcette. Questo libro l'ho letto ben prima delle torri gemelli quando nessuno dubitava delle capacità narrative della Fallaci, e mi dispiace vedere poi tutto il veleno che si è scatenato contro di lei da chi la pensa diversamente. Riusciremo mai a distinguere i meriti dalle ideologie preconcette? Non si può non riconoscerle delle immense capacità narrative, anche se poi uno può non condividere le sue idee politiche. La Fallaci era brava a scrivere ed era coraggiosissima, è ciò è innegabile, anche se non se ne condividono le idee

  • Kia76
    2018-10-18 05:29

    "Quanto gli mancava la matematica, quanto la rimpiangeva! Massaggia le meningi come un allenatore massaggia i muscoli di un atleta, la matematica. Le irrora di pensiero puro, le lava dei sentimenti che corrompono l'intelligenza, le porta in serre dove crescono fiori stupendi. I fiori di un'astrazione composta di concretezza, di una fantasia composta di realtà...[...] No, non è vero che sia una scienza rigida, la matematica, una dottrina severa. E' un'arte seducente, estrosa, una maga che può compiere mille incantesimi e mille prodigi. Può mettere ordine nel disordine, dare un senso alle cose prive di senso, rispondere ad ogni interrogativo. Può addirittura fornire ciò che in sostanza cerchi: la formula della Vita."

  • Adriana Botero
    2018-11-04 05:27

    Inshallah significa destino. Traduce algo así como “lo que Dios quiera” e indica la imposibilidad de liberarse del destino trazado. Este libro habla sobre el destino de un contingente de soldados italianos que están en Beirut durante la guerra del Líbano. Sin embargo no es un libro bien escrito. Le sobra páginas y personajes, y la escritora parece construir la trama a partir de un fórmula que consiste en narrar un hecho y describir la historia de su protagonista (lleno de clishes) luego otro hecho, otro personaje y así sucesivamente, de tal forma que no hay un hilo conductor sólido, los personajes no se delinean y no se genera ningún tipo de tensión.

  • Paweł Fiszer
    2018-10-19 09:45

    Powieść, której akcja rozgrywa się w Bejrucie, w strefie kontrolowanej przez włoskie siły pokojowe. Świetnie scharakteryzowani główni bohaterowie, rozbudowana, wielowątkowa fabuła, umiejętne oddanie napięcia i rzadko spotykany talent do inteligentnie przeprowadzonej refleksji - oto co czyni tę lekturę godną polecenia. Ponieważ to mój pierwszy raz z Falacci, nie wiem, czy to już szczyt jej twórczych możliwości, ale jestem pewien, że to świetna powieść. To nie ostatni raz, kiedy sięgam po książkę tej autorki.

  • Luigi
    2018-10-29 10:39

    I sette pilastri del LibanoAffascinante sotto alcuni aspetti, il libro della Fallaci risente delle stesse pecche dell'opera di Lawrence (spesso citata). La storia romanzata della spedizione italiana in Libano è interessante, ma l'autrice eccede in digressioni o moraleggianti (con l'equazione dell'entropia di Boltzmann che regna sovrana) o che creano artifici letterari, come uno degli ufficiali che sta scrivendo il libro che si sta leggendo e che ne racconta lo sviluppo a una moglie dichiarata inesistente. Lettura forse datata.

  • Alexandra Ríos
    2018-11-04 05:53

    Me ha tomado buen tiempo leerlo y no porque sea un mal libro o porque no me atrape. Por el contrario, a menudo tenía que parar para recordarme que no estaba en Beirut, que esa guerra no me iba a afectar. Tenía que respirar hondo y ver como cada personaje aceptaba su destino o se le imponía, como a todos los afectaba la fórmula de la vida, o de la muerte que según el libro en cierto momento se vuelven una misma cosa: algo irrevocable, irremediable, un inquebrantable destino ante el cual solo somos briznas en la hierba.

  • Joumana
    2018-11-01 08:43

    OMG this book could have a 5 stars if it wasn't the writing style! The story is really interesting and shows the Lebanese civil war from a foreign yet involved point of view. I really tried to stick to it and forget about the weird writing redundancy: endless repetitions, entire paragraphs being rephrased over and over. same event written from different point of view in similar phrasing. it was really painful to follow the story and this huge book took me forever to finish.

  • AliceTundo
    2018-11-08 10:26

    "Ti volto le spalle e ti auguro di trovare la formula che cerchi. La formula della Vita. Esiste, caro, esiste. Io la conosco. E non sta in un termine matematico, non è una sigla o una ricetta da laboratorio: è una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto. Non promette nulla, t'avverto. In compenso spiega tutto ed aiuta."

  • *artemide*
    2018-11-10 09:33

    «Cara, per raccontare gli uomini, questi bizzarri animali che fanno ridere e piangere assieme, bastano due sentimenti che in fondo sono due ragionamenti: la pietà e l’ironia. In parole diverse, basta avere il sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi.» (Atto primo, Lettera del Professore alla moglie)

  • Procyon Lotor
    2018-11-04 10:51

    Recensione disponibile su richiesta. Colonna sonora: E.C. 24 nights 2cd, Lee Scratch Perry - Arkology 3 cd, Miles Davis Bitches Brew - legacy edition 2cd Ah, quattro stelle vogliono dire cinque con alcune parti da due. Come le decorazioni di zucchero vetrificato in certe torte, si possono gettare senza alcun timore.

  • Kitty Red-Eye
    2018-10-24 05:32

    I can't kick the feeling that this would be better with more varied POVs. A very dedicated author, again with this Kalashnikov of words, but I can't quite get into it and find it difficult to really care. When it's good it's good. But then I suddenly find myself bored for a while, lose interest and forget who's who. All in all of mixed quality.